Il Presidente dell’Ordine e i diritti “à la carte”
mercoledì 31 luglio 2019

Su una cosa siamo tutti d’accordo: la professoressa che ha commentato “uno di meno” sui social a proposito dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, essendo anche un’iscritta all’Ordine dei giornalisti, dovrà rispondere al Consiglio di Disciplina del Piemonte.

È giusto che il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Verna, ritenga che si debba intervenire “su qualunque scomposta esternazione sui social” da parte degli iscritti agli elenchi della professione. Ma se l’Ordine vuole continuare ad esistere e a rappresentare il baluardo delle carte deontologiche di una professione che sta subendo tutti i colpi della crisi di democrazia che sta attraversando questo Paese, non può limitarsi a scrutare solo i social: deve occuparsi anche dei piani alti della professione, di quei direttori di grandi giornali o di telegiornali nazionali che, dando la notizia dell’omicidio del carabiniere, hanno fatto carta straccia della “Carta di Roma”; di quei colleghi che dagli schermi delle televisioni nazionali hanno permesso che la morte di Mario Cerciello Rega fosse l’occasione di comizi politici senza contraddittorio, argomento di una campagna elettorale senza sosta.

Lo chiede #ControCorrente, ma lo chiedono anche le decine di colleghi che sui social hanno commentato il comunicato dell’Odg sulla professoressa pubblicista di Novara.

E se vuole continuare a mantenere il ruolo di garante della nostra professione e delle carte deontologiche, l’Ordine non si può permettere il doppiopesismo. Non può consentire che il vice premier e pubblicista Luigi Di Maio sia libero di insultare la categoria perché, mentre ci dava degli “infimi sciacalli”, secondo il consiglio di disciplina dell’Ordine della Campania stava svolgendo il suo ruolo politico e, contemporaneamente, annunciare procedure disciplinari nei confronti della professoressa piemontese.

Così come non può difendere la libertà di parola e l’articolo 21 della Costituzione, mentre i componenti del consiglio di disciplina della Campania querelano per diffamazione il segretario del Sugc, Claudio Silvestri e Marco Travaglio per aver ricostruito sulle pagine del Fatto Quotidiano gli antefatti e la vicenda del deferimento di Luigi Di Maio al consiglio di Disciplina e la sua successiva assoluzione.

Per #ControCorrente l’articolo 21, la lotta all’hate speech, la ricerca della verità nella nostra professione, sono valori universali e non un “menù alla carta”.

Il coordinamento #Controcorrente di Fnsi, Ordine, Inpgi e Casagit

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